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Dec. 19th, 2009


[info]hrundibahkshi

anche i bancari hanno un'anima

un cazzo di freddo

un'ora e tre quarti da milano a firenze. ho preparato una presentazione perché oggi pomeriggio ho una riunione delicata.

parole pesanti, attenzione ai dettagli, ripeto fra me e me quello che devo dire e quello che non devo.

ho alzato gli occhi al finestrino: è tutto compostamente bianco: la pianura e il cielo.
che stomaco piccolo.

a firenze s'arriva da una galleria che spunta direttamente alla stazione di castello, neanche quaranta minuti da bologna.
vorrei anche vedere, con quello che costa.

squilla il telefono mentre sto per scendere: raffaella dalla banca.

"ciao grande!" mi saluta così, la consulente business. non è un buon segno, ve lo immaginate: dov'è la deferenza? ma io sono un signore buffo, ci si può prendere certe confidenze talvolta.
"dove stai? è arrivato un pagamento strano sul tuo conto: che è?"

"ora a firenze. m, dev'essere il leasing dei computer"

"ah ok, allora lo passo. qua nevica, ha fatto la neve a milano? come va?"

"mah, ho fatto il viaggio col naso al finestrino. sto che sembro živago, dentro e fuori"

(credo di aver addirittura detto živago con la ž)

"..."

"...la pianura bianca è di una malinconia struggente".

"..."

"diamoci un contegno raffaella, a te le posso dire queste cose, sei un contabile: mica sentimenti."

si volta la giovane signora quadrettata in burberry's, mi guarda curiosa.

"pasternàk", aggiungo guardandola e chiudendo la comunicazione.

fa finta di niente.

Dec. 12th, 2009


[info]hrundibahkshi

kind of blue

nel sogno mi guardo allo specchio. immaginatevi thom yorke che canta no suprises, lo sguardo fisso all'obiettivo.

il mio occhio destro (questo è l'occhio bello) si sposta fuori centro in uno strabismo che seguo col sinistro (e questo è suo fratello). mi pare un fatto inopportuno che va aggiustato. batto le palpebre cercando un reset ma quando mi guardo seguo ancora la deriva della pupilla destra (per me, che mi guardo) verso l'esterno. non fa male ma è doloroso. non so evitarlo, il mio occhio destro punta fuori asse, verso l'esterno.
da sveglio mi guardo nell'occhio sinistro, lì mi riconosco.

ho una camicia bianca e sono proprio come sono: la barba ma senza occhiali, forse più giovane perchè sullo zigomo la pelle mi pare più soda e ci bado perchè mi osservo tutto intorno all'occhio insubordinato.

poi un rumore, uno squillo immaginato forse. mi sveglio e guardo l'ora.

e questa la casuccia e questo il campanello

solchi come di vomere.

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